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"Fame" di Knut Hamsun Anno: 1890
"Al tempo in cui facevo la fame e andavo attorno per Cristiania, quella singolare città che nessuno abbandona senza portarne le stigmate...
Sono coricato nella mia soffitta e sono desto ed odo un orologio al piano di sotto che suona le sei; era oramai giorno e la gente cominciava già a trafficare su e giù per le scale. Là presso la porta, dove la mia stanza era tutta tappezzata di vecchi numeri del "Morgenbladet", distinguevo nettamente un comunicato del direttore dei Fari e, un po' più a sinistra, il fornaio Fabian Olsen annunciava a caratteri grossi e ben tondi che vendeva pane fresco."
"Memorie dal Sottosuolo" di Fedor Dostoevskij Anno: 1864
"Sono un uomo malato... Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori. Oltretutto sono anche estremamente superstizioso; be', almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono abbastanza colto per non essere superstizioso, ma lo sono.) Nossignori, non voglio curarmi per cattiveria. Ecco, probabilmente voi questo non lo capirete. Be', io invece lo capisco."
"Chiedi alla Polvere" di John Fante Anno: 1939
"Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d'albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell'albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce a andandomene a letto.
Al mattino mi svegliai, decisi che avevo bisogno di un po' di esercizio fisico e cominciai subito. Feci parecchie flessioni, poi mi lavai i denti. Sentii in bocca il sapore del sangue, vidi che lo spazzolino era colorato di rosa, mi ricordai cosa diceva la pubblicità, e decisi di uscire a prendermi un caffè."
Tre libri scritti nel corso di un secolo. Tre libri che inquadrano la solitudine e la rassegnazione dell'uomo moderno costretto a vivere in un mondo che chiude gli occhi, che non osserva, che va avanti senza nessuna coscienza di sè. Tre libri che raccontano l'uomo di oggi. Tre libri fondamentali. Tre libri che Briatore non avrà sicuramente letto.
Finalmente sta arrivando!
Quattro esploratori britannici e canadesi hanno affrontato sette settimane di venti furiosi e temperature sotto zero per diventare i primi a raggiungere a piedi il punto più remoto dell'Antartide. E vi hanno trovato ad accoglierli, con il suo sguardo severo, un busto di Vladimir Lenin, perfettamente conservato e senza alcun tratto ghiacciato, forse un ennesimo segno del riscaldamento globale.
Trascinando slitte di 120 chili, avevano viaggiato a piedi o su sci trainati da aquiloni per più di 1700 km, per raggiungere il 19 gennaio il Polo Sud dell'Inaccessibilità, 870 km a nordest del Polo Sud Geografico, 3.725 metri di altitudine, che fu raggiunto la prima volta nel 1958 da esploratori sovietici con veicoli a motore.
«Quando mancavano sei chilometri alla nostra meta - raccontano gli esploratori nel loro sito Internet - abbiamo notato un punto nero all'orizzonte. Avvicinandoci ci è apparsa la silhouette del busto. Non avrebbe dovuto essere visibile perché dopo 48 anni doveva essere ricoperto da un alto strato di neve».
«Il busto, realizzato in materiale plastico, non presenta alcun tratto ghiacciato - hanno precisato gli esploratori - Anzi. Sembra che stato messo qui appena ieri».
«È stato surreale - hanno commentato - Stanchi e stremati, dopo aver sciato per 25 ore senza sosta, siamo riusciti a stento a montare la tenda, con Lenin che ci guardava con sguardo inquisitore».
La squadra, chiamata N2i e guidata dal canadese Paul Landry, comprende i britannici Rupert Longsdon, Rory Sweet e Henry Cookson. I tre britannici avevano vinto il Polar Challenge 2005, una gara competitiva di 563 km fino al Polo Nord, senza alcuna esperienza di spedizioni artiche. Hanno quindi ingaggiato Landry, un esploratore polare veterano che ha guidato numerose spedizioni artiche e antartiche, per guidarli fino all'ex base sovietica nel centro geografico del continente.
I primi a raggiungerlo erano stati infatti i sovietici il 14 dicembre 1958, che vi installarono una base di ricerca meteorologica, che operò solo per qualche mese. L'ultima a visitare l'area, ma senza notare il busto di Lenin, era stata una squadra di sei francesi, che vi transitarono nel 1989-90 in una spedizione transantartica supportata da slitte trainate da cani. Il gruppo anglo-canadese ha impiegato 49 giorni per completare il viaggio, partendo dalla base scientifica russa Novolazarevskaya, sulla costa antartica a nord ovest del Polo dell'Inaccessibilità.
Tratta da Corriere Canadese (www.corriere.com)
La creazione artistica è un atto di amore. In natura, è facilmente riscontrabile uno stupefacente ed eterogeneo numero di categorie di amore. Alcuni esempi: l’ amore eterosessuale, l’ amore omosessuale, l’ amore transessuale, l’ amore transgender, l’ amore per il cibo, l’ amore nel fare il cibo, l’ amore filiale, l’ amore genitoriale, l’ amore per la frusta, l’amore per le cose belle, l’ amore per le cose brutte, l’ amore per se stessi, l’ amore per le proprie feci, l’ amore per i soldi.
A quei pochi e sparuti illuminati, che abbiano sviluppato nel corso della loro frustrante esistenza quel minimo sindacale di intelligenza emotiva/empirico cognitiva, le ultime due categorie evocheranno, spero, la beneamata e freudianissima ” fase anale”. Senza scomodare luminari di scienza medica ed irritanti volumi enciclopedici, ecco una semplice definizione di fase anale, imprestata dal buon wikipedia:
Secondo il modello di sviluppo a fasi di Freud, la fase anale è il secondo periodo di sviluppo del bambino, essa succede alla Fase orale e precede
Per una splendida esemplificazione di creazione artistica, consiglio il disco Right Now dei Pussy Galore. Per un’ illuminante diegesi sul concetto di “sadismo anale”, consiglio la visione di Amici di Maria De Filippi. L’ aggressività manifesta sia dei protagonisti, quanto del pubblico di questo curioso programma, è oramai leggenda. Gli alunni di questa famigerata scuola sognano un futuro da artisti, ognuno nella propria urticante materia, e per questo si adoperano in fecali esibizioni, atte a compiacere le dubbie coordinate artistiche di un grottesco manipolo di pedagoghi, a metà strada tra un genitore pedofilo, madre Teresa di Calcutta, un gerarca nazista ed un abominevole clichè di professoressa liceale. Quando la performance è gloriosamente finita, lo spettatore , appollaiato sullo spalto come un avvoltoio,in un planare di ingiurie, non molto lontane da due zitelle affette da clamidia, ma comunque rivali in amore (il pubblico è prettamente femminile o di tale identità di genere), sodomizza moralmente e spiritualmente l’ aspirante artista, a cui ovviamente, non rimane che farsi scudo del suo indiscusso talento, e del “tanto i professori e quelli a casa so quelli che alla fine me devono giudicà!”. Mi chiedo: se la mitica Vanna Marchi è stata processata in pieno clima da controriforma, solo perché un gruppo di zotici e zotiche cinquantenni cerebrolesi, ha pagato fior di migliaia di euro per una scatola di candele e un mucchietto di polvere, terrorizzati da minacce di maledizioni, malocchi, Harry Potter ed Ombretta Ceccarelli, allora perchè non si scende in piazza muniti di forcone e non si muove contro cinecittà (e poi se ci rimane un po’ di tempo, verso il Vaticano)? E’ lapalissiano che Maria De Filippi vende ( e guadagna copiosamente con) le stesse identiche fregnacce, stimolando e titillando reminescenze, evidentemente non del tutto risolte, di fase anale e, perché no, magico – religiosa ( visto l’ atmosfera di farloccamente mistica suspence, nell’ osceno cerimoniale delle carte). Per concludere: tralasciamo il fatto che nel ben noto studio di ”Amici” si sia creato un clima di timore giurisprudenziale, nel quale il pubblico (purtroppo parlante) viene spesso sbeffeggiato e fustigato, quando le sue ( aberranti, intendiamoci!) esternazioni cozzano con le oscure norme legislative del CODACONS, misteriosa organizzazione sindacale, che si occupa di legiferare ( ? ) le troiate inverosimili che riempiono questo orrido format. Tralasciamo il clima di manicheo squadrismo degli spalti, che solo il buon vecchio Forum era in grado di donarci, come un raggio di luce atomica in un giorno di fitta pioggia. Non menzioniamo le inquietantissime presenze che popolano, e ahimè spopolano, in questo vaudeville di purulenze adolescenziali ( tra le più agghiaccianti e mortifere, sicuramente Chicco, che siede al monolitico tavolo dei rapaci professori, e che da solo nelle sue pederaste mani, regge, con mal celate crisi da checca isterica, le pesanti tavole della legge del CODACONS di cui sopra). Seppelliamo per sempre le voci maligne, che vogliono la coppia Costanzo – De Filippi al centro di sordide storielle da scambisti e di straordinari affreschi lesbo – vojeurestici, e diciamolo senza paura: Maria De Filippi è
D’ ACCORDO?
| Dopo Saddam chi vorresti fosse il prossimo? | ||
| Shinzo Abe (Giappone) | ||
| Chavez (Venezuela) | ||
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| John Howard (Australia) | ||
Sondaggio a cura di RafaganoTamburo e RafaganoTrofimov
Il nuovo sondaggio è online!
A Frosinone siamo ormai talmente abituati all'inciviltà, all'incuria, all'approsimatezza civica, che per far attraversare gli scolaretti davanti le strisce pedonali nei pressi delle scuole, c'è bisogno ogni mattina di un esercito di vigili urbani patetici che ogni tanto devono intimare l'alt alle macchine per permettere ai bimbi di attraversare. Non bastano le strisce, non bastano i cartelli stradali che avvisano dell'attraversamento pedonale e di una scuola nei paragi, non basta riflettere che costa poco far attraversare le persone e che bisognerebbe rispettare anche il pedone. No, purtroppo servono i vigili che anzichè provvedere a disciplinare gli ingorghi che a Frosinone capitano in ogni momento, si prestano (devono prestarsi) a questo assurdo teatrino. Siamo proprio una città a misura di macchina.
Che rumore emette un albero che cade in una foresta? Nessuno. Proprio come le lacrime che scendono sul viso di un piccolo Manoki (comunità Indios costretta ad abbandonare le proprie terre a causa del disboscamento selvaggio dell'Amazzonia).
Negli ultimi 40 anni sono stati abbattuti il 20%, circa, degli alberi presenti nella foresta amazzonica, più di quanti ne siano stati abbattuti dall'inizio della colonizzazione europea (450 anni fa!). Dietro questo cataclisma di dimensioni mondiali risiedono molte e preoccupanti motivazioni. Si tagliano alberi per poter coltivare la terra e sopravvivere, per la vendita delle varietà più pregiate di legname, fino ad arrivare al disboscamento causato dalle innumerevoli fazenda che si occupano della coltivazione della soia (il Brasile, negli ultimi anni, è diventato il secondo produttore in scala mondiale, dietro solamente agli Stati Uniti). La soia, appunto. Un mercato in continua espansione, un mercato che non si ferma di fronte a niente. Non si ferma neanche davanti ad uno dei posti più inospitali sulla terra. Per permettere alle numerose fazenda il trasporto della soia è stata costruita un'autostrada (la BR-163, comunemente chiamata "l'autostrada della soia") che taglia letteralmente in due la foresta. Con l'avvento di questa autostrada è stato possibile, ai cosìdetti "ladri di terra", impossessarsi di infinite distese di foresta, di disboscarle e di rivendere il legname, traendone immenso guadagno. Dietro questo massacro c'è un nome: Blairo Maggi (il cognome sembra avere origini italiane...ed infatti è così, ma non sembra poi così strana questa cosa). Maggio, che a tempo perso è anche governatore dello stato del Mato Grosso, è il proprietario della più grande fazenda produttrice di soia (situata proprio nella regione del Mato Grosso!). Nel 2005 è stato insignito del titolo di "Sega Elettrica d'Oro" conferito da Greenpeace perchè nei tre anni in cui è stato governatore ha portato il Mato Grosso primo nella particolare classifica della deforestazione amazzonica in Brasile.
Com'è possibile che accada tutto questo, che venga deturpata una delle più grandi risorse mondiali in termini di biodiversità e produzione di ossigeno nonchè uno dei posti più affascinanti e misteriosi del pianeta? La risposta va ricercata nella mancanza di risorse da parte del governo brasiliano, già alle prese con gravissimi problemi di natura sociale ed economica. Non c'è abbastanza personale per permettere all' IBAMA (ente brasiliano per la protezione dell'ambiente) controlli efficaci in un ambiente della vastità della foresta amazzonica (che per estensione equivale a quasi tutti gli Stati Uniti). Il poco personale incaricato al controllo della deforestazione abusiva non ha i mezzi necessari per fronteggiare i continui casi di abbattimento selvaggio che avvengono, solitamente, per mano di persone armate fino ai denti. Si sta, in questo modo, perdendo un patrimonio dell'intera umanità, un ecosistema basato su di un equilibrio precario che, fino all'avvento della scellerata mano occidentale, era riuscito ad autorigenerarsi e preservarsi.
A questo scenario presente, a dir poco catastrofico, va accostato quello futuro che prevede, nei prossimi 20 anni, la scomparsa di almeno il 40% della foresta. L'Amazzonia è un patrimonio comune a tutta l'umanità, passata, presente e futura. In quest'ottica è auspicabile che un organo come quello dell' ONU, occupato a presiedere per anni le cosidette zone di guerra con enorme dispendio di risorse economiche ed umane (senza calcolare la reale utilità delle suddette operazioni di pace(?)), rivolga uno sguardo ad uno dei problemi più gravi, a livello ambientale, che il mondo deve affrontare per preservare se stesso. Mai come in questo caso le armi sparerebbero per un motivo più che nobile.
(dati,notizie e titolo estrapolati dal numero di Gennaio del "National Geographic)
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