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Gli USA non hanno mai ratificato gli accordi di Kyoto. Sono un freno alla loro voglia di profitto e al loro desiderio naturale di avvelenare il pianeta.
L'Italia invece, siccome è una nazione seria, responsabile e con una forte anima "ambientalista", con la legge n. 120 del 1 giugno 2002 ha ratificato il protocollo di Kyoto, ed ha fissato un obiettivo di riduzione nazionale del 6,5% dei sei principali gas serra rispetto alle emissioni del 1990.
E però cosa accade in realtà? Nel 2006 le aziende italiane hanno superato i limiti stabiliti dal Protocollo di Kyoto con un surplus pari a 23 milioni di tonnellate di Co2 (+11,9%). Anzichè ridurre del 6,5 abbiamo incrementato quasi del 12%! Bisogna però dire che siamo in buona e numerosa compagnia e che ci sono state nazioni come Spagna e Portogallo e Danimarca che hanno fatto peggio di noi. (A differenza delle più virtuose Finlandia, Francia, Svezia, Germania, Gran Bretagna e Irlanda)
Tra la politica degli USA e quella dell'Italia sulla questione Kyoto a questo punto preferisco quella degli USA. Per lo meno hanno messo subito in chiaro le cose e si sono esposti alle critiche. L'Italia invece che ha fatto? Che fa? La solita politica mediocre e burattinesca. Firma un accordo e poi non lo rispetta.
Dovevamo ridurre le emissioni di gas serra del 6.5 % e invece ecco che le abbiamo incrementate del 12%. Applausi, ancora una volta.
dal programma elettorale di Marini sindaco:
I prossimi cinque anni di amministrazione saranno fortemente rivolti all’ambiente, la cui salvaguardia è condizione necessaria per la vivibilità nella nostra città.
In questa direzione occorrerà: rafforzare il ruolo del fiume Cosa nello sviluppo urbanistico della città, portando a termine il progetto di riqualificazione e di recupero dello stesso; portare avanti il processo di riqualificazione del centro storico; realizzare l’oasi ecologica del lago di Maniano; migliorare ancor di più l’arredo urbano; ridurre, per diventare un comune ad emissione zero, l’inquinamento acustico e atmosferico, incoraggiando la circolazione pedonale, potenziando e razionalizzando, con mezzi a basso impatto ambientale, il servizio pubblico navetta, anche alla luce del nuovo impianto di risalita, ormai in fase di ultimazione, fra la Frosinone bassa e la Frosinone alta, istituendo zone a traffico limitato, procedendo con la progressiva pedonalizzazione del Centro Storico, con contestuale realizzazione di parcheggi anche di ridotte dimensioni a ridosso dello stesso, ottimizzando il piano urbano del traffico, introducendo le energie rinnovabili all’interno degli edifici pubblici.
(il grassetto è mio)

Qui è linkato l' articolo di Massimo Ceci ( Il Messaggero ), in cui si riportano le "illuminanti" conclusioni dell' incontro organizzato dal sindaco di Alatri, il forzista Costantino Magliocca, e i suoi compagni di merende, primi cittadini dei Comuni interessati al progetto del Parco dei Monti Ernici. Il gran consiglio dei fini cervelli aveva come unico scopo, quello di scacciare lo spauracchio del Piano di gestione Zps ( zona protezione speciale ), elaborato dall' Ente Parco Monti Simbruini. Per intenderci, una Zps ha forti limiti nell' edilizia, nello sfruttamento delle risorse naturali ( legno, minerali, acqua ecc. ) e nell' attività venatoria, ed è il primo passo rilevante ( e di fatto, limitante ) per l' istituzione di un parco. L' articolo citato presenta, a mio avviso, punti di insondabile oscurità:
1) Il Comune di Sora solleva giustamente il problema dei confini reali della Zps, visto che sulla carta , il confine proposto risulterebbe iniziare in piena zona urbanizzata. Ma l' assessore provinciale alla Caccia, Mario Ventura, afferma di voler puntare sul ritiro in toto del regolamento, poichè apporterebbe vincoli enormi e inaccettabili per tutto il territorio provinciale. Mi chiedo: è solo un problema di confini? In tal caso la soluzione è facile ed elementare: con una concertazione di Comune e Regione, si possono modificare efficacemente i limiti delle zone protette. Perchè allora chiedere il ritiro totale? E perchè è proprio l' assessore alla Caccia a proporlo?
2) Edomondo Vivoli, il presidente dell' Atc Fr1 ( per la cronaca, Atc sta per Ambito Territoriale di Caccia; la provincia di Frosinone ne ha due, Fr1 e Fr2, divisi dal fiume Sacco ), asserisce che il problema è capire se sul nostro territorio esistono effettivamente le specie minacciate, visto che
3) I sindaci di Guarcino e Collepardo sottolineano le conseguenze economiche negative derivanti dai divieti al taglio dei boschi e poi, chiosa il sindaco Magliocca " ..tali vessazioni rischiano di limitare le reali possibilità di amministrare e, di fatto, estraneano gli enti locali da scelte che orientano l' economia e lo sviluppo." Ma iamo su!!! Ma chi ci può crede a 'ste puttanate? Non mi sembra che i comuni del Parco Nazionale d' Abruzzo se stanno a morì di fame! Anzi, a occhio e croce, direi che stanno tutti meglio di noi. Se non sbaglio poi, ci sono cospicui incentivi CEE per gli abitanti dei parchi, che finanzierebbero sia l'attività da cessare, perchè risultata in contraddizione con le regole del parco, sia una nuova attività da intraprendere. Amministrare è il termine giusto? Io ci vedrei meglio speculare, inciuciare, fare magheggi, ovviamente molto più facili da ottenere in regime di totale libertà, che con regole, normative ed una giusta e chiara legiferazione.
Conclusione del temino: perché fin dalla scuola elementare ci si insegna l’importanza dell’ ambiente, il rispetto per piante e animali e poi, aprendo il giornale ( che in teoria dovrebbe esercitare il diritto di cronaca e non l’obbligo ad essere imboccati di stronzate ), leggiamo l’esatto opposto dei nobili ideali inculcatici sin dalla tenera età? Perché nessuno degli affermatissimi e qualificatissimi giornalisti ciociari, ha mai menzionato il fatto che ogni anno le Atc hanno un fondo tra i 500 ed i 600 mila euro, provenienti dall’ Assessorato provinciale alla Caccia ( e quindi, da noi)? Voi lo sapete che parte di quei soldi viene investita ogni anno sotto la voce ripopolamento? Tale ripopolamento consiste in lepri provenienti dall’ Argentina: parecchi Comuni della provincia, non tutti, ma parecchi, ordinano annualmente un numero che in totale ammonta tra le 7/8 mila lepri ballerine di tango! Statisticamente, una quantità di animali X costretta a cambiare continente, in condizioni di trasporto non proprio da prima classe, ha una mortalità pari al 20%. Un’ altra discreta percentuale di morte si ha nell’ acclimazione, e si aggira anch’essa intorno al 20% ( a volte meno, a volte di più ). Mettiamo che il Comune ciociaro di Lafregnachelicampa abbia ordinato, nel 2005, 100 lepri. Di queste 100, ne arrivano vive 80. Una volta liberate, ne ritrovano morte inspiegabilmente 18. Ne rimangono 62, un numero sufficiente, credo, per ripopolare il territorio (mica è l' Amazzonia!). Perché allora il Comune di Lafregnachelicampa, l’ anno dopo ne riordina 400? E l’ anno dopo ancora 350? Ricordiamoci che è l’ Assessorato alla Caccia a finanziare tale nobile iniziativa: che l’ assessore abbia confuso
dati presi da internet e dal bilacio ATC Provincia di Frosinone
utente anonimo in Non proprio una gran...
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